Morire, dormire

“Essere, o non essere,
questo è il dilemma:
se sia più nobile
nella mente
soffrire i colpi di fionda
e i dardi dell’oltraggiosa fortuna
o prendere le armi
contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine?
Morire, dormire…
nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore
e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne:
è una conclusione
da desiderarsi devotamente.
Morire, dormire.
Dormire, forse sognare.
Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quel sonno di morte
quali sogni possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale
deve farci esitare.”

W.Shakespeare

Sono le 4.00 e sono sveglia.
Il sonno stanotte non mi ha graziata. Non mi ha avvolta come le precedenti notti sotto la sua ala, consentendo al mio dolore un po’ di tregua. Sono sveglia.
Ieri sera anche la sorpresa del latte che nonostante pillole e fascia sul seno e’ arrivato lo stesso.
Morta dentro. Il mio corpo era pronto per te, DinDon. Pronto per accoglierti fuori dal pancione. Ma tu sei andato via, piccolo mio. Non ti rivedrò se non nei miei sogni più dolci o tra le lacrime delle poche immagini che mi rimangono di te.
Nulla ha più senso.
Sono consumata dalla tua assenza. Mi sento finita. Inutile. Colpevole di essere incapace verso la figlia viva che mi rimane. Colpevole di non voler continuare a soffrire. E di sentire il bisogno di distruggere tutto quello che ho intorno.

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